Per tutti coloro che trovano l'amore tra le pagine di un libro

Morgana – Michela Murgia e Chiara Tagliaferri

Dieci donne, discendenti ideali della Morgana arturiana, rivoluzionarie, controcorrente, forti, ognuna impegnata nella lotta contro il pregiudizio e nella dura battaglia per affermare la propria individualità contro tutto e tutti.

Le dieci protagoniste sono state scelte per non soffrire della cosiddetta “Sindrome di Ginger Rogers”: non hanno mai pensato di dover raggiungere gli stessi obiettivi degli uomini ma con più fatica, semplicemente non hanno scelto di gareggiare come atlete solitarie pronte a correre la loro difficile corsa verso l’affermazione di sé.

Buona domenica cari lettori, eccoci qui con un nuovo romanzo Off-Topic.
Se ci avete seguito nelle dirette Instagram con varie autrici avrete sicuramente visto che una delle tematiche trattate riguardava le protagoniste femminili.
I tempi, per fortuna, sono cambiati. Non c’è più una concezione della donna come di un qualcosa di fragile alla ricerca solo del perfetto partito. Abbiamo donne concrete, risolute che salvano spesso la situazione e che sono pronte a mettersi in gioco sempre.

Sulla scia di questi concetti ho deciso di dare spazio a un libro che da un po’ aleggiava nella mia libreria e che ho deciso di aprire e scoprire. È il secondo volume nato dalla penna di Michela Murgia sul quale ho messo le mie minuscole manine.

Il primo fu “Accabadora” (recensione QUI) , romanzo dalle tematiche tradizionaliste e molto forte.

Questo non è un vero e proprio romanzo, ma una raccolta di storie di donne “Che non presenteresti mai a tua madre”. Donne forti, ribelli che si sono affermate da sole in un mondo di uomini e alcune hanno scioccato la nostra società leggermente perbenista!!!
Ma vediamolo insieme.

Morgana è un libro che già dal titolo dichiara al mondo i suoi contenuti, conoscete tutti la leggenda di re Artù e della strega Morgana, giusto? Una donna sì malvagia, secondo la leggenda, ma anche una figura emblematica che non ha mai accettato di stare nei ranghi di uno specifico comportamento o di un determinato ruolo, cosa che la donna impara molto spesso sin da bambina attraverso i giocattoli che le vengono imposti (Sottolineo imposti! Io da piccola non giocavo con le Barbie, ma puntualmente me le regalavano. Io adoravo archi e frecce!!!!).
Ci sono donne, però, che la scelta l’hanno fatta sin da bambine con fatica e grande coraggio e che, da quei ruoli imposti e costretti, sono uscite andando oltre il tempo in cui sono vissute, rompendo gli schemi e non adattandosi al conformismo, superando i giudizi e i pregiudizi della società. Donne che hanno creduto nel loro talento, nelle loro sole forze anche quando avevano tutti contro, anche e soprattutto la famiglia.

Figure femminili che, e qui devo assolutamente citare letteralmente perché non saprei dirlo meglio: non hanno la sindrome di Ginger Rogers che implica che per stare accanto a Fred Astaire tu faccia le stesse cose, ma all’indietro e sui tacchi a spillo. È il migliorismo femminile, una sottile pratica misogina che non dice più che le donne non possano raggiungere gli stessi traguardi degli uomini, ma che se vogliono raggiungerli devono essere migliori degli uomini.”

Loro questa sindrome non l’hanno mai vista nemmeno con il cannocchiale, beate loro! Moana Pozzi, Santa Caterina, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic (di cui si è parlato recentemente su tutti i social e su tutti i telegiornali), Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid: sono loro le dieci protagoniste del romanzo. Protagoniste che non hanno niente in comune, ma che in realtà sono legate da un potente filo conduttore: ognuna di loro ha dovuto lottare, in epoche diverse, in società diverse, per affermare la propria individualità e per essere se stesse contro chi le voleva solo madri o spose (e qui citerei la canzone di Ligabue “Quella che non sei!” ma in quella frase c’è una parolaccia e siamo in fascia protetta. XD), sottomesse al potere maschile o semplicemente a chi voleva imbrigliare il loro formidabile talento.

Di solito non sono una fan di autobiografie o di raccolte, ma questa l’ho amata. Ho amato la copertina, ho amato il titolo, i riferimenti culturali, le donne scelte, il modo di scrivere delle due autrici. Ma la cosa che ho apprezzato di più è che a mio parere il libro di per sé è dedicato ad una figura in particolare, sensazione che ho avuto quando sono arrivata alla fine della mia lettura.
Nella premessa viene citata la “Morgana” più importante di tutte: Claudette Colvin. Non vi dice nulla questo nome, vero? La prima donna nera arrestata per essersi seduta in un posto per i bianchi su un autobus dell’America del 1955 non fu Rosa Parks, che veniva da una famiglia perbene come tutti pensiamo, o come hanno preferito farci pensare. No non fu lei, ma Claudette aveva quindici anni, era incinta di un uomo sposato molto più vecchio di lei, veniva da un contesto familiare degradato e non apparteneva al movimento per i diritti civili: era solo stanca e quel giorno occupò quel posto a lei non assegnato. Come mai il suo nome è stato dimenticato? La risposta è semplice, dicono le autrici: quando qualcuno fa qualcosa di eroico ci deve assomigliare almeno un po’, ma Claudette dimostra che per le donne questa regola vale due volte: “per arrivare al successo le donne devono dimostrare non solo di averlo raggiunto, ma anche di aver voluto arrivarci con il massimo dell’impegno possibile e di averlo meritato nonostante gli ostacoli.”

Leggetelo, respiratelo e chiedetevi: non siamo tutte un po’ “Morgana”? Basta avere il coraggio di essere e non di soccombere.

A presto,
Mik

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