Per tutti coloro che trovano l'amore tra le pagine di un libro

Di lacrime e sangue – Giorgia Fiorella.

Ben trovati miei cari lettori e lettrici con una nuova recensione firmata Giorgia Fiorella e il suo romanzo “Di lacrime e sangue”. Siete pronte ad immergervi in questa nuova lettura?

 

TITOLO: Di lacrime e sangue

AUTORE: Giorgia Fiorella

SERIE: No

EDITORE: Self

GENERE: Young Adult

FORMATO: Ebook, cartaceo.

DATA DI USCITA: 17 ottobre 2020

 

«Tu non hai proprio idea di quanto mi consumi.»  

Ludovica ha diciassette anni, una testa sulle spalle e qualche sigaretta di troppo al giorno. Precisa e  ordinata, non transige sulla maleducazione e attecchisce chiunque osi sbarrarle la strada con quella  sua lingua velenosa. È una che sa farsi notare, Ludovica, per via della sua faccia tosta e quegli  occhi di mare che la contraddistinguono, e questo Lorenzo lo sa bene. Lui, Ludovica, l’ha notata  eccome. Ma Lorenzo Castelli è tutt’altra storia, un vero e proprio guaio che cammina: ha  diciannove anni, tre bocciature alle spalle e ancora deve capire la differenza tra l’italiano e il  dialetto romano. Eppure… c’è quell’eppure. Perché sullo sfondo di una Roma eterna, dove il liceo  classico Giosuè Carducci si divide fra centrale e succursale, Ludovica e Lorenzo, a causa di forze  maggiori, finiscono in classe insieme e, all’improvviso, separarli diviene quasi impossibile. Quasi.  Dopotutto Ludovica è pur sempre la figlia di Damiano Mancini, lo stesso brigadiere che ha giurato  di rovinare la vita a Lorenzo, ma è anche tutto ciò che quest’ultimo ha sempre voluto. E si sa, un  coatto non è mai disposto a mollare.  

 

RECENSIONE

La storia si apre con una scena in caserma che coinvolge entrambi i protagonisti e che ci fa capire immediatamente la situazione “diasagiata”, per così dire, di Lorenzo.
Infatti non è un segreto che egli sia proprio l’emblema del teppista da cui bisogna assolutamente stare alla larga, cosa che lui stesso non nasconde di essere.

«Il problema è che sei sempre stata troppo per me; io ti vedevo come una stella irraggiungibile, lungi dallo scarto di società che sono. Ti ho sentita pronunciare parole di cui nemmeno sapevo l’esistenza, mentre io devo sforzarmi per riuscire a parlare in italiano per bene. Non ho soldi, non ho educazione, non ho aspettative e non posso offrirti altro che me, un disadattato che pensa a giocare le schedine e a fumarsi erba nei vicoli più sperduti di Roma.»

Ludovica, invece, è l’esatto opposto, l’altra faccia della medaglia: bella, intelligente, di buona famiglia. Una perfetta prima donna, come cita l’autrice spesso e volentieri.

«Sono esigente, pretenziosa, difficile, testarda e possessiva. Ho tremila difetti. Mi piace il romanticismo, ma non gli eccessi. Detesto le scenate inutili e le menzogne, ma amo le provocazioni e i litigi. Odio avere torto, di conseguenza ho sempre ragione. Devo essere messa al primo posto, perché non mi accontento di essere la seconda scelta o, peggio, la terza opzione.»
E come in tutte le favole che si rispettino è bastato accendere una miccia per far sì che tutto intorno fosse fuoco: un incontro pressoché casuale, una battuta tagliente di troppo, un gesto inaspettatamente carino ed ecco che si rimane fregati, incastrati in quel limbo d’amore in grado di farti toccare il cielo con un dito e farti sprofondare poco dopo tre metri sotto terra.
“Inaspettatamente finiamo con il ridere insieme. E ridiamo ancora, sotto il portone di casa mia, con indosso la sua felpa e i suoi occhi su di me, più scuri di questa notte buia e il freddo lontano dalla bolla che ci ha avvolti. Piano piano le risate si affievoliscono e resta solo il silenzio e l’atmosfera densa a farci di sottofondo, in uno strano filo conduttore che ci lega. Poi Lorenzo si china e il mio cuore smette di battere, i polmoni trattengono il respiro e la salivazione si azzera. Le sue labbra, in un soffio delicato, premono sulla mia fronte, dolci come lo zucchero filato, portandomi a socchiudere le palpebre. La bolla scoppia. Il cuore riprende a battere con ferocia, il respiro si accelera e le mani mi sudano. Deglutisco. «Buonanotte, Ludovica Mancini», mormora dolcemente. «Ci vediamo domani.» «L’ultima volta che l’hai detto non ti sei presentato a scuola», gli faccio notare in un sussurro, le palpebre ancora calate. «Hai ragione, ma domani ci sarò, promesso, anche perché mi devi delle ripetizioni.» «Bene», deglutisco di nuovo. «Buonanotte, Lorenzo Castelli.» «Non sognarmi troppo, mi raccomando.»”

Ho adorato la sincerità, la spontaneità delle parole usate e dette. Mi sono innamorata delle metafore che l’autrice ha utilizzato come se fossero il suo pane quotidiano, la capacità che esse hanno avuto di imprimersi a fuoco sulla mia pelle. Ho apprezzato la sottile ironia che accompagna il testo, alleggerendo anche i momenti più difficili. E mi è arrivato chiaro e forte il messaggio che la vita è fatta così, di alti e bassi, di lacrime e gioie, di sangue e amore. In un attimo tutto può cambiare: puoi sbadatamente scivolare dalle scale durante un momento di nervosismo e romperti un braccio; puoi affezionarti a qualcuno anche se ti irrita come una spina nel fianco; puoi perdere qualcosa che in fondo nemmeno volevi, ma che fa male come ricevere un pugno nello stomaco. E ti spezzi, muori ogni giorno un po’ di più, ma continui a combattere senza mai arrenderti per davvero, fino a ritrovare la tua felicità, il lieto fine.
Perché contrariamente a quanto si possa pensare, tutti ne meritiamo uno, anche un coatto che ha commesso degli errori, ma che c’ha messo l’anima per rimediare ad essi ed è andato contro tutto e tutti per far funzionare un rapporto che sapeva fin dal principio non essere alla sua altezza.
Non esagero a dire che questo è stato il libro più bello che io abbia letto, in assoluto. Sarà perché è proprio il mio genere, sarà perché è stato in grado di farmi ridere, piangere. Emozionare. Fatto sta che, in un periodo in cui la voglia di leggere si era praticamente volatilizzata, lei insieme ai suoi Lorenzo Castelli e Ludovica Mancini, è stata in grado di farmela tornare!
E sapete cosa altro mi ha fatto? Mi ha quasi (e sottolineo QUASI) fatto perdere la voglia di scrivere i miei di romanzi, perché, cavolo, non avrò mai il talento che ha questa ragazza di soli diciotto anni. E fidatevi se vi dico che a leggere questa storia non mi è mai nemmeno balenato per l’anticamera del cervello che l’autrice potesse essere così giovane, perché il testo è pregno di una maturità che forse nemmeno io, in dieci anni in più, sono riuscita a raggiungere. Quindi non mi resta che fare i complimenti a Giorgia, augurarle tutto il successo che merita e consigliare a voi di dare una possibilità a questo libro. Sono sicura che non ve ne pentirete!!

 

La vostra rinata e ritrovata,
Jessica

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