Per tutti coloro che trovano l'amore tra le pagine di un libro

CAPITOLO 16: Maybe Now-Colleen Hoover

PROLOGO (1)

**CAPITOLO 16 (RIDGE)**

Ci sono tre cose che producono bellissimi suoni, e innumerevoli poesie hanno scritto di loro.
Oceani, cascate e pioggia.

Sono stato in riva all’oceano solo una volta. I Sounds of Cedar avevano tenuto uno spettacolo a Galveston due anni fa e io mi ero unito al loro viaggio. La mattina dopo il concerto, ero andato a camminare sulla spiaggia. Mi ero tolto le scarpe e mi ero seduto sulla sabbia a guardare il sole sorgere.

Mi ricordo questa sensazione che montava dentro di me mentre lo guardavo. Come se quasi tutte le emozioni negative che avevo sentito fino a quel momento stessero evaporando con ogni raggio di sole che sbucava all’orizzonte.

Era una sensazione di completo e totale stupore, non assomigliava a nulla che avessi già sperimentato. E mentre stavo seduto là, avevo realizzato che ero stupito di un qualcosa che succedeva tutti i giorni, e che era successo ogni singolo giorno dalla prima alba in assoluto. E avevo pensato tra me e me, “Come può qualcosa essere così magnifico quando non è nemmeno un qualcosa di così raro?”

Il sole e il suo sorgere e tramontare, sono il più prevedibile, affidabile e ripetitivo evento naturale conosciuto al genere umano. Eppure è una delle poche cose che conserva l’abilità universale di lasciare un uomo senza parole.

In quel momento mentre ero seduto da solo sulla spiaggia, i miei alluci affondati nella sabbia, le braccia avvolte attorno alle mie ginocchia… mi ero chiesto, per la prima volta, se il sorgere del sole emettesse un suono. Ero quasi sicuro di no. Se l’avesse fatto, sono sicuro che ne avrei letto da qualche parte. E sono sicuro che ci sarebbero state più poesie dedicate al suono del sole che sorge, di quelle che ci sono riguardo agli oceani o le cascate o la pioggia.

E poi mi ero chiesto come doveva sembrare quella stessa alba a chi poteva sentire l’oceano mentre il sole si liberava dalle costrizioni dell’orizzonte. Se un’alba senza suono poteva significare così tanto per me, cosa doveva significare per quelli che la guardano mentre è accompagnata dal rumore dell’acqua?

Avevo pianto.

Avevo pianto… perchè ero sordo.

Era stata una delle poche volte in cui mi ero risentito nei confronti di questa parte di me che ha limitato la mia vita in così tanti modi. Ed era stata la prima e unica volta che avevo pianto per colpa sua. Mi ricordo ancora come mi ero sentito in quel momento. Ero arrabbiato. Ero amareggiato. Ero risentito del fatto che ero stato maledetto da questa disabilità che mi ostacolava in così tanti modi, anche se la maggior parte dei giorni li passavo a non pensarci nemmeno.

Ma quel giorno – quel momento – mi aveva distrutto. Volevo sentire l’effetto completo di quell’alba. Volevo assorbire ogni richiamo dei gabbiani che volavano sopra la mia testa. Volevo che il suono delle onde mi entrasse nelle orecchie e scivolasse giù sul mio petto finchè non l’avessi sentito agitarsi nello stomaco.

Avevo pianto perchè ero dispiaciuto per me stesso. Non appena il sole era sorto del tutto, mi ero alzato e mi ero allontanato dalla spiaggia, ma non ero riuscito ad allontanarmi da quella sensazione. L’amarezza mi aveva accompagnato per tutto il giorno.

Da quella volta non sono più tornato in riva all’oceano.

Mentre sono seduto qui con le mani premute contro le piastrelle della doccia, lo spruzzo dell’acqua che mi sferza il viso, non riesco a fare a meno di pensare a quella sensazione. E a come, fino a quel momento, non avessi mai davvero capito come probabilmente si sentiva Maggie ogni giorno. Amareggiata e ferita dal fatto che le fosse stata concessa una mano nella vita che tutti si aspettavano lei accettasse con grazia e facilità.

È facile per qualcuno al di fuori guardare all’interno e pensare che Maggie si stia comportando da egoista. Che non pensi ai sentimenti di nessuno se non ai suoi. Anch’io lo penso per la maggior parte del tempo. Ma era stato da dopo quel giorno sulla spiaggia due anni prima che l’avevo davvero capita con ogni parte del mio essere.

Il mio essere sordo mi limita davvero poco. Sono ancora in grado di fare qualsiasi altra cosa al mondo, eccetto sentire.

Ma Maggie è limitata in innumerevoli modi. Modi che non riesco nemmeno a immaginare. L’amaro giorno sulla spiaggia da solo quando ho davvero percepito il peso della mia disabilità, è probabilmente il modo in cui Maggie si sente tutti i giorni. Eppure le persone esterne alla sua malattia probabilmente guardano il suo comportamento ricorrente e dicono che è un’ingrata. Egoista. Spregevole, addirittura.

E avrebbero ragione. Lei è tutte quelle cose. Ma la differenza tra Maggie e le persone che giudicano e non sono Maggie, è che lei ha ogni ragione al mondo per essere tutte quelle cose.

Fin dal giorno in cui l’ho conosciuta, è stata fieramente indipendente. Odia sentirsi come se stesse ostacolando la vita delle persone che la circondano. Sogna di viaggiare per il mondo, di correre rischi, di fare tutte le cose che la sua malattia le dice che non può fare. Vuole sentire lo stress del college e di una carriera. Vuole godersi l’indipendenza che il mondo pensa che lei non meriti. Vuole liberarsi delle catene che le ricordano della sua malattia.

E ogni volta che voglio sgridarla o sottolineare tutte le cose sbagliate che fa e tutti i modi in cui sta ostacolando la sua stessa longevità, mi basta solo ricordarmi di quel momento sulla spiaggia. Quel momento in cui avrei fatto qualsiasi cosa per sentire tutto ciò che stavo provando.

Avrei barattato anni della mia vita per avere solo un minuto di normalità.

Questo è esattamente ciò che Maggie sta facendo. Vuole solo un minuto di normalità. E l’unico modo per avere quei momenti di normalità è ignorare il peso della sua realtà.

Se potessi mandare indietro l’orologio e ricominciare la giornata di ieri di nuovo dall’inizio, farei così tante cose in modo diverso. Avrei incluso Sydney in quel viaggio. Non avrei permesso a Maggie di lasciare l’ospedale. E mi sarei seduto con lei per spiegarle che voglio aiutarla. Voglio esserci per lei. Ma non posso essere lì per lei quando lei si rifiuta di esserci per se stessa.

Invece, ho permesso a ogni pensiero negativo che avevo accumulato e mai detto di venire fuori tutto di colpo. Era sincero, sì, ma la consegna era stata dolorosa. Ci sono modi migliori di condividere la tua verità senza forzarla su qualcuno così duramente, li ferisce.

I sentimenti di Maggie erano feriti. Il suo orgoglio ammaccato. E anche se sarebbe facile per me dire che le sue azioni hanno garantito la mia reazione, non significa che non sia pentito di quella reazione.

Sto cercando di non pensarci, ma mi sta consumando. E so che l’unica cosa che può alleviare tutto ciò che sto provando è quella di parlare con la persona nella mia vita che capisce i miei sentimenti più di chiunque altro. Ma è anche l’ultima persona con la quale voglio affrontare una discussione su Maggie.

Chiudo l’acqua della doccia di Sydney. Sono stato qui dentro per più di mezz’ora, ma sto facendo fatica a capire come fare a sopprimere tutto ciò che sto provando in questo momento. Sydney si merita una serata incontaminata dalla mia precedente relazione. Questa settimana è stata dura, e lei si merita ogni sera di quasi-perfezione, dove è la mia unica attenzione e io la sua.

E io sono pronto a dargliela.

Esco fuori dal suo bagno con addosso solo un asciugamano. Non perchè stia cercando di distrarla dal lavoro che sta attualmente facendo mentre è sul suo letto, ma perchè i miei pantaloni sono sul pavimento della sua stanza e mi servono.
Quando mollo l’asciugamano e mi infilo i jeans, lei alza gli occhi dai suoi compiti con la punta della matita in bocca, rimuginando con un sorrisetto.

Le sorrido anch’io perchè non posso farne a meno. Sposta i suoi libri di lato e picchietta sul letto accanto a sè. Mi siedo e mi appoggio con la schiena alla testiera. Lei fa scivolare una gamba su di me e si mette a cavalcioni, facendo scorrere le mani tra i miei capelli bagnati. Si china su di me, baciandomi sulla fronte, e non sono sicuro se l’abbia mai fatto prima d’ora. Chiudo gli occhi mentre lei mi deposita soffici baci su tutto il viso. Finisce con un bacetto leggero sulle mie labbra.

Vorrei solo godermi questo momento, quindi la tiro su di me, non davvero interessato ad una conversazione o alle effusioni. Voglio solo stringerla e tenere gli occhi chiusi e apprezzare il fatto che lei sia mia. E lei me lo concede per un totale di due minuti, ma uno dei vantaggi che ha su di me è quello di essere in grado di sentire i miei sospiri che mi ero addirittura scordato stessi rilasciando.

Questo include il sospiro pesante che immediatamente causa alla sua preoccupazione di tornare in superficie. Si allontana, tenendomi il viso tra le mani. Socchiude gli occhi come se fosse un avvertimento che farei meglio a non mentirle.

“Cosa c’è che non va? Sii onesto, stavolta.”

Non me ne uscirò da questa cosa senza essere completamente trasparente. Faccio scivolare le mani dalla sua vita alle sue spalle. Le strizzo e poi gentilmente la sposto da sopra di me. “Computer”, le dico.

Usiamo i nostri portatili per le conversazioni serie. Quelle che sappiamo richiederebbero troppo tempo per i segni o la lettura delle labbra o i messaggi. Vado nella sua sala da pranzo e prendo il mio portatile dalla borsa. Quando torno in camera sua, è seduta contro la testiera con il suo, i suoi occhi che mi seguono fino al mio posto sul letto. Apro il nostro messenger e inizio la conversazione.

Ridge: Per la cronaca, volevo evitare questa conversazione stasera. Ma non sono sicuro ci sia una singola emozione che posso provare senza che tu riesca a leggerla.

Sydney: Non sei così trasparente come sembra tu credi di essere.

Ridge: Mi sento trasparente solo con te.

Sydney: Beh, vediamo se hai ragione. Proverò a individuare cosa ti infastidisce.

Ridge: Okay. Accettiamo scommesse? Perchè se indovini, ti porterò fuori per un appuntamento stasera. Ma se non indovini, uscirai per un appuntamento con me stasera.

Sydney: 😉 Non siamo mai stati a un vero appuntamento prima d’ora.

Ridge: Faresti meglio a indovinare o sbagliare allora, o non c’andremo.

Sydney: Okay. Farò un tentativo allora. Posso dire dal linguaggio del tuo corpo che la tua mente è da qualche altra parte stasera. E in base alle ultime ventiquattr’ore che hai passato, presumo che la tua mente sia a Maggie.

Ridge: Vorrei poterti dire che ti sbagli. Ma hai ragione. Spero solo tu sappia che è completamente innocente. È solo che non riesco a fare a meno di sentirmi male per tutto ciò che le ho detto.

Sydney: Hai più parlato con lei da quando te ne sei andato da casa sua oggi?

Ridge: Mi ha mandato un messaggio dopo che ce ne siamo andati con un paio di frasi di scuse per entrambi. Ma non ho risposto. Ero troppo arrabbiato per rispondere. Ora non so come rispondere perchè mi sento in colpa, ma mi sento anche come se non meritasse nessun tipo di scusa da parte mia. È questo che mi confonde. Perchè mi sento in colpa se non sento di dovermi scusare per ciò che ho fatto?

Sydney: Perchè. Ti dà fastidio che in fondo dentro di te, sai che se tu e Maggie foste stati in un’altra situazione, nessuno dei due avrebbe più parlato. Siete entrambi così diversi. Se non fosse stato per la sua malattia, probabilmente avreste interrotto la vostra relazione molto prima di quanto avete fatto. Ma non è stato quello il caso, quindi lei probabilmente sta solo avendo difficoltà a elaborare il fatto che tu sei nella sua vita solo perchè ci devi essere.

Leggo il suo messaggio e sento la verità scavarmi direttamente nelle ossa. Sydney ha ragione. La malattia di Maggie è l’unica ragione per la quale siamo ancora in contatto. Per quanto lo sapessi, non volevo ammetterlo. Ma ci sono io e c’è Maggie e siamo in parti opposte della terra in questo momento con questa corda chiamata Fibrosi Cistica che ci tiene allacciati insieme.

Ridge: Hai ragione. Ma speravo non ce l’avessi.

Sydney: Sono sicura che anche lei sperava sarebbe stato differente. Come pensi che l’abbia fatta sentire il fatto che fossi a casa sua solo perchè dovevi esserci e non perchè volessi?

Ridge: Sono sicuro che si sia risentita.

Sydney: Esattamente. E quando le persone si risentono, si comportano male. Dicono cose che non intendono.

Ridge: Forse, ma quali erano le mie scuse? Mi sono sfogato con lei come non mi ero mai sfogato con nessuno. Ed è per questo che non riesco a smettere di pensare a questa situazione, perchè mi sento come se avessi perso la pazienza con lei.

Sydney: Sembra che sia così. Ma non credo dovresti pentirtene. A volte tenere a qualcuno significa dire cose che non vuoi dire, ma che hanno bisogno di essere dette.

Ridge: Già. Forse è così.

Sydney: Il tuo cuore è la parte che preferisco di te, Ridge.

Lei ama davvero la parte di me che Maggie non aveva mai potuto amare. Penso sia per questo che funziona solo per me e Sydney. Ho finalmente qualcuno che è innamorato della totalità di me.

Sydney: Non mentirò, comunque. Qualche volta il tuo cuore mi spaventa.

Ridge: Perchè ti spaventa?

Sydney: Perchè. Ho paura che Maggie stia colando a picco. E so che ti preoccupi di quello anche tu. Ho paura che il tuo senso di colpa e la tua preoccupazione ti forzeranno a tornare con lei, solo per poterla aggiustare.

Ridge: Sydney…

Sydney: Hey, in questo momento siamo scomodamente onesti.

La guardo, completamente sbalordito da quella risposta. Lei alza gli occhi su di me con un accenno di paura nella sua espressione, come se pensasse che potrei davvero essere d’accordo con quella stupida preoccupazione.

Ridge: Sydney, non ti lascerei mai per poter essere in grado di risolvere i suoi problemi. Sarei a pezzi senza di te. Poi chi aggiusterebbe me?

Lei legge il mio commento e io la guardo mentre allunga una mano e fa scorrere un pollice sullo schermo sopra le mie parole. Poi evidenzia la frase e la copia. Apre un documento Word e la incolla sotto un’altra manciata di commenti.

Mi chino per avere una visuale migliore dello schermo del suo computer, ma lei si sbriga e chiude il programma. Sono riuscito a dare un’occhiata solo per mezzo secondo, ma potrei giurare che il titolo del documento dicesse, “Le cose che dice Ridge.

Ridge: Quel documento ha il mio nome nel titolo?

Sydney: Forse. Non preoccuparti di quello.

Abbasso lo sguardo su di lei che sta cercando di reprimere un sorriso. Scuoto la testa, quasi certo di sapere cos’ha appena fatto.

Ridge: Ti salvi le cose? Cose che ti dico? Come… hai davvero un file di cose che ti ho detto?

Sydney: Sta zitto. Ti comporti come se fosse strano. Un sacco di persone ha delle collezioni.

Ridge: Sì, di cose tangibili, come monete o animali imbalsamati. Non credo che molte persone collezionino pezzi di conversazioni.

Sydney: Vaffanculo.

Rido e poi evidenzio la sua frase e la copio. Apro un nuovo file Word e la incollo sul documento, poi salvo il file col nome, “Cose che dice Sydney.

Mi dà uno spintone sulla spalla. Spengo il portatile e poi chiudo il suo e li sposto dall’altra parte accanto a lei. Le avvolgo un braccio attorno e appoggio il mento sul suo petto, alzando gli occhi su di lei. “Ti amo.”

Lei alza un sopracciglio. “Veloce fagiolo chiesa.”

Inclino la testa. “Dillo di nuovo. Sono abbastanza sicuro di aver letto male le tue labbra.”

“Smettila. Di fare. L’idiota.”

Faccio un sorrisetto per la mia pessima lettura delle labbra e poi la bacio sul petto. Poi sul collo. Poi le dò un piccolo bacio sulle labbra e la tiro giù dal letto. “È l’ora del nostro appuntamento. Andiamo a vestirci.”

Lei segna, “Dove andiamo?”

Faccio spallucce. “Dove vuoi andare?”

Prende il suo telefono mentre mi sto infilando la maglia e mi scrive.

Sydney: Sarebbe strano se tornassimo in quella tavola calda?

Cerco di ricordare una tavola calda in cui siamo stati, ma l’unica che mi viene in mente alla quale possa riferirsi è quella in cui l’ho portata la prima sera che ci siamo conosciuti di persona. Era il suo compleanno e io ero dispiaciuto perchè la sua giornata era stata davvero schifosa, quindi l’avevo portata a mangiare la torta.

Ridge: Quella vicino al mio appartamento?

Annuisce.

Ridge: Perchè dovrebbe essere strano?

Sydney: Perchè. È stata la prima sera in cui ci siamo incontrati. E forse andare là per il nostro primo appuntamento sarebbe come festeggiare quel momento.

Ridge: Sydney Blake. Devi perdonare te stessa per esserti innamorata di me. Abbiamo condiviso un sacco di capitoli che non hanno bisogno di essere strappati dal nostro libro, semplicemente perchè ci sono delle cose in loro che non ti piacciono. Sono parte della nostra storia. Ogni singola frase è importante per il nostro lieto fine, buona o cattiva.

Sydney legge e poi fa scivolare il suo telefono in tasca come se la cena si fosse consolidata solo grazie a quell’ultimo messaggio. Segna le parole successive che dice.

“Grazie. Era bellissimo. Ponte. Nuvola. Brufolo.”

Rido. “Dovrebbe essere una vera frase?”

Sydney scuote la testa. “Non so ancora come segnare la maggior parte delle parole. Ho deciso che improvviserò delle parole a caso quando non saprò come segnare ciò che davvero vorrei dire.”

Le indico di tirar fuori il cellulare dalla sua tasca.

Ridge: Hai detto ponte, nuvola e brufolo. lol Cosa stavi cercando di segnare?

Sydney: Non sapevo come segnare che dopo l’appuntamento di stasera stai per diventare davvero fortunato.

Rido e le avvolgo un braccio intorno, avvicinandola finchè la sua fronte incontra le mie labbra. Dannazione, non riesco ad averne abbastanza della mia ragazza. Non riesco nemmeno ad averne abbastanza del ponte, della nuvola, del brufolo.

***

Abbiamo guidato con la macchina di Sydney fino al mio appartamento perchè non avevo la mia e non potevamo andare a piedi fino al ristorante dal suo appartamento come avremmo potuto fare dal mio. Lei ha insistito di camminare come avevamo fatto l’ultima volta. Sydney ha ordinato la colazione per cena ma ha mangiato anche metà dei miei anelli di cipolla e tre morsi del mio hamburger.

Abbiamo deciso di giocare alle venti domande durante la cena, quindi abbiamo usato i nostri telefoni anzichè segnare perchè era troppo difficile fare quello e mangiare nello stesso momento. Nei quarantacinque minuti in cui siamo stati qui, non ho pensato al mio litigio con Maggie. Non ho pensato a quanto sono indietro col lavoro. Non ho nemmeno pensato a quel dannato spoiler di Game of Thrones. Quando sono con Sydney, la sua presenza assorbe tutte le parti brutte della mia giornata e mi riesce così facile concentrarmi su di lei e solo su di lei.

Finchè non appare Brennan.

Ora sono concentrato su Brennan mentre si infila nel divanetto accanto a Sydney e si allunga sul tavolo a prendere il mio ultimo anello di cipolla.

“Ciao.” Si ficca in bocca l’anello di cipolla e io mi appoggio all’indietro sulla sedia, chiedendomi che diavolo stia facendo qui. Non che m’interessi. Ma è il primo appuntamento ufficiale mio e di Sydney e sono confuso sul perchè lui lo stia rovinando.

“Che cosa ci fai qui?” gli segno.

Brennan fa spallucce. “Non ho niente in programma per stasera. Mi annoiavo e sono andato al tuo appartamento ma tu non c’eri.”

“Ma come sapevi che eravamo qui?”

“L’app”, dice, prendendo la mia soda e bevendone un sorso. Gli rivolgo uno sguardo che gli fa capire che non ho la minima idea di cosa stia parlando.

“Sai”, dice. “Quelle app che puoi usare per rintracciare i cellulari delle persone. Io rintraccio il tuo tutto il tempo.”

Ma che diavolo? “Ma devi installare l’app sul mio telefono.”

Brennan annuisce. “L’ho fatto tipo un anno fa. Per tutto il tempo so dove sei.”

Questo spiega molte cose. “È una cosa strana, Brennan.”

Si appoggia contro la sua sedia. “No, non lo è. Sei mio fratello.” Guarda Sydney. “Ciao. È bello vederti completamente vestita.”

Gli dò un calcio sotto al tavolo e lui ride, poi incrocia le braccia sul tavolo e dice la sua prossima frase. “Te la senti di scrivere qualcosa stasera?”

Scuoto la testa. “Sono ad un appuntamento con la mia ragazza.”

Le spalle di Brennan si afflosciano e si lascia ricadere contro il divanetto. Sydney sposta lo sguardo da me a lui.

“Una canzone?” dice lei. “Volete scrivere una canzone stasera?”

Brennan fa spallucce. “Perchè no? Mi serve altro materiale e sono dell’umore giusto. La mia chitarra è in macchina.”

Sydney si raddrizza di scatto e inizia ad annuire. “Per favore, Ridge? Voglio guardarvi mentre scrivete una canzone.”

Brennan annuisce. “Per favore, Ridge?”

Le suppliche di Brennan non servono a farmi cambiare idea, ma solo perchè l’hanno già fatto quelle di Sydney. Inoltre, per tutto il tempo in cui sono stato a questo appuntamento con lei, le parole di una canzone hanno continuato a girarmi in testa. Meglio farle uscire ora finchè le sto provando.

Pago il conto e usciamo fuori diretti al mio appartamento, ma Brennan indica un parco dall’altro lato della strada. Corre alla sua auto e recupera la sua chitarra e l’altra roba con cui scrivere. Camminiamo tutti e tre fino al parco e troviamo due panchine una di fronte all’altra. Brennan si siede su una e io e Sydney sull’altra.

Brennan gira la sua chitarra e ci appoggia sopra il blocchetto degli appunti. Scrive su di esso per qualche minuto e poi me lo passa. Ha scritto la musica per un ritornello al quale sta lavorando, ma non ci sono testi. Passo diversi minuti a studiarlo. Vedo Brennan e Sydney che parlano mentre guardo la musica e cerco di capire come aggiungere la prima strofa al ritornello. Lui mi segna la prima parte della conversazione ma quando vede che non sto prestando attenzione a nessuno dei due, smette di segnare e continua a parlare con Sydney. Mi piace che stiano facendo conversazione senza di me. Non è come quando le persone parlano dimenticandosi di segnare per me. È solo una conversazione che stanno avendo perchè sanno che mi ci vuole un po’ per concentrarmi su questa canzone.

Ripenso al dialogo di prima tra me e Sydney, e a come lei aveva espresso la paura che un giorno potrei rimettermi con Maggie perchè voglio aggiustare tutto quello che non va nella sua vita. Cerco di elaborarla in un paio di frasi, ma non c’è niente che gli si addica. Chiudo gli occhi e cerco di ricordare le parole esatte che le avevo detto.

“Sarei a pezzi senza di te. Poi chi aggiusterà me?”

Leggo la frase ancora e ancora. “Chi aggiusterà me?”

È così che a volte costruisco le fondamenta per i miei testi. Penso a una persona. Penso a una conversazione con quella persona, o a un pensiero che ho su quella persona. E poi mi faccio una domanda riguardo a quel pensiero, poi costruisco una strofa attorno a quella risposta.

Quindi… Chi aggiusterà me? L’unica persona che potrebbe riparare il mio cuore spezzato sarebbe Sydney.

Trovo il punto giusto in quella risposta e scrivo il testo, “Tu sei l’unica che mi aggiusta.”

Picchietto la matita sulla pagina a tempo con la musica che Brennan ha scritto per me. Lui prende la sua chitarra e guarda la mia matita, poi inizia a suonare. Con la coda dell’occhio riesco a vedere Sydney che si porta le ginocchia al petto e ci avvolge attorno le braccia, guardandoci. La guardo per un momento, aspettando che i ricordi di lei mi ispirino un’altra strofa. Cosa voglio che sappia quando ascolterà questa canzone?

Trascrivo diverse frasi in ordine sparso e nessuna fa rima con l’altra, ma tutte mi ricordano Sydney. Ci costruirò intorno un momento e le trasformerò in versi. Ho solo bisogno di buttare fuori le cose di base che sto pensando.

“C’era una verità in te dall’inizio.”

“Penso tu sia bella quando parli.”

“Io porto la confusione e tu il pulito.”

“Arriverà il tempo e vedrai. Sei l’unica che mi aggiusta.”

Alzo lo sguardo dalla pagina e Brennan sta ancora suonando, lavorando attraverso il ritmo della canzone della quale ho appena messo insieme il ritornello. Sydney mi sta guardando, sorridendo. È tutto ciò di cui ho bisogno per finire il testo. Mi sposto sulla panchina con Brennan e gli mostro le parole, che corrispondono al suo ritornello. Lui inizia a provarle mentre io finisco il testo.

Quasi un’ora dopo, abbiamo una canzone completa. È la più veloce che abbiamo mai scritto insieme. Brennan non ha ancora cantato nessuna delle strofe a voce alta per lei, quindi mi siedo sulla panchina con Sydney e la tiro contro di me prima che lui le canti e suoni tutta la canzone. Lui inizia a strimpellare la chitarra e lei avvolge le braccia attorno a me, appoggiando la testa sulla mia spalla.

Alzarmi presto, andare a letto tardi
Questo è quello che faccio, questo è il mio errore
Dimmi qualcosa e io lo dimenticherò
Non sono perfetto, sono lontano dall’esserlo

Sono fuori dalla porta con 15 minuti di ritardo
Pensando di essere in anticipo, ma ti ho fatta aspettare
Non lavare i miei piatti per una settimana
Ma penso tu sia bella quando parli

Chiedi in giro, ti renderai conto
Che sei l’unica a cui sto pensando
Arriverà il tempo e vedrai
Sei l’unica che mi aggiusta
Sei l’unica che mi aggiusta

Io porto la confusione e tu porti il pulito
Penso tu sia divertente quando sei cattiva
C’era una verità in te fin dall’inizio
E niente può spezzare questa presa sul mio cuore

Chiedi in giro, ti renderai conto
Che sei l’unica a cui sto pensando
Arriverà il tempo e vedrai
Sei l’unica che mi aggiusta
Sei l’unica che mi aggiusta, sì

Fuori controllo, fuori dalla mia mente
Ti ho fatta aspettare su una bugia bianca
Mi ci è voluto un minuto ma finalmente ho trovato la mia strada

Chiedi in giro, ti renderai conto
Che sei l’unica a cui sto pensando
Arriverà il tempo e vedrai
Sei l’unica che mi aggiusta

Chiedi in giro, ti renderai conto
Che sei l’unica a cui sto pensando
Arriverà il tempo e vedrai
Sei l’unica che mi aggiusta
Sei l’unica che mi aggiusta, sì

Quando Brennan finisce di suonare, Sydney all’inizio non si muove. È rannicchiata contro di me, la sua mano chiusa a pugno sulla mia maglietta. Credo le serva un momento per assorbire il tutto.

Quando alla fine si allontana dal mio petto, ha le lacrime agli occhi e se le asciuga via con le dita. Brennan e io aspettiamo che dica qualcosa, ma lei scuote solo la testa. “Non fatemi parlare proprio adesso. Non ci riesco.”

Brennan mi sorride. “Senza parole. La tua ragazza approva.” Si alza e dice, “Me ne vado al tuo appartamento a registrarla sul telefono finchè ce l’ho fresca in mente. Volete un passaggio?”

Sydney annuisce e mi prende la mano. “Sì. Ma non resteremo da Ridge. Dobbiamo tornare al mio appartamento. È importante.”

Le rivolgo uno sguardo confuso.

Lei di rimando mi fulmina con uno sguardo inflessibile. “Ponte. Nuvola. Brufolo. Ora.”

Sorrido mentre mi tira verso la macchina di Brennan.

Credo abbia amato quella canzone.

*

*

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